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Marco Emanuele Pensiero Strategico

Avvio di una ricerca (di Marco Emanuele)

C’è un tema  di fondo che, nella tragicità di ciò che sta accadendo (non solo) in Ucraina, va affrontato. Senza voler sfuggire ai fatti, ma ad evitare che i fatti ci travolgano, è sempre più necessario riflettere nel “presente storico”. Credo che, oggi più che mai, sia tornato il tempo degli intellettuali visionari. Oggi è il tempo di scegliere un pensiero complesso e critico (politico-strategico) sulla nostra storia, ri-cercando a partire dalla fine dell’ordine bi-polare a oggi. Si dirà che molti ne hanno parlato e scritto, che esiste una infinita letteratura sugli ultimi trent’anni della storia recente, ed è vero. Ma, è la mia impressione, molte delle cose dette e scritte in questi anni si caratterizzano – molto spesso in buona fede – per un approccio lineare, limitato e limitante, causale, di presunta certezza di una parte contro l’incertezza del mondo.

Premetto che sono nato e cresciuto in quella parte di mondo che si definisce occidentale (parola forse da ripensare per la presenza di molti “occidenti”) e che ne condivido le tensioni ideali e la scelta democratica. Lo scrivo perché, in molti casi, il dibattito pubblico si è radicalizzato in posizioni pressoché dogmatiche, quasi religiose su fatti del tutto umani e terreni. Penso che i valori democratici vadano difesi e alimentati ogni giorno così come penso che sia un problema (parlano i fatti, al di là delle personali convinzioni) esportarli (il che avviene normalmente con le armi) o “sottilmente” promuoverli in una sorta di evangelizzazione che non tenga conto della realtà di società “altre” da noi. Piuttosto, ed è una scelta che non appartiene ancora chiaramente alla politica (qualcosa di molto diverso dalla partitica), credo che occorra lavorare a una cultura (non dogmatica) dei valori della vita e dei beni comuni.

Se ragioniamo liberamente e criticamente, dunque né dogmaticamente né antagonisticamente, balzano davanti ai nostri occhi i risultati di alcune scelte a dir poco avventate. Una per tutte: l’aver investito massicciamente sulla interrelazione sistemica planetaria (la fase più avanzata del processo che chiamiamo globalizzazione) trascurando l’anima politica. Da qui nascono una serie di difficoltà che, passando gli anni, sono diventate problematicità e, in alcuni casi, tragedie. Se molta parte dell’umanità è uscita dalla miseria ed è potuta salire sul treno del progresso, è altrettanto vero che – da alcuni anni – qual processo ha preso una china pericolosa. Alcuni elementi, e molti altri seguiranno nella ricerca, mi sembrano decisivi in questa parte preliminare: la progressiva crisi de-generativa delle democrazie liberali (in termini di partecipazione, di rappresentanza, di fiducia); la crescita esponenziale delle disuguaglianze in molti ambiti della nostra vita; l’erosione progressiva delle classi medie; il ritorno prepotente delle identità (radicalizzate) e di un passato (spesso irrisolto) che non passa.

La grande trasformazione in atto da più di trent’anni, passando sopra le “sfumature sostanziali” e velocizzata decisamente in conseguenza della rivoluzione digitale, ha “classificato” l’irrisolto non governato dei processi storici come danni collaterali. Ora, però, quelle sfumature sono tornate, molto spesso sotto forma di diffidenze, di paure diffuse, di separazioni.

Auspico che il pensiero lineare, binario e separante venga progressivamente superato. Perché lì c’è il vero male, lì si nascondono i famigerati dettagli di Thanatos: in quel voler dividere il mondo, tracciando linee decise, tra bene e male, tra buoni e cattivi, tra coloro che presumono di aver capito l’esatta direzione della Storia (titolari e promotori di Verità) e coloro che sono chiamati ad abbeverarsi di una Verità indiscutibile, senza scampo, irrinunciabile.

E’ oltremodo chiaro, facendo un rapido tuffo nelle cronache di queste ore, che ciò che sta accadendo in Ucraina ci pone dentro l’ “impossibile neutralità” di chi giudica i fatti (c’è un aggredito e c’è un aggressore). Così come ci deve spaventare la neutralità chiesta dall’aggressore all’aggredito come condizione determinante di sopravvivenza. Tutto questo richiama tempi bui di una umanità perfetta perché vuota, apolitica: quella tentazione non è mai morta, evidentemente. Quando non c’è la politica, quando si nega la complessità, ci sono solo la forza, il terrore, la morte. Questo per chiarezza, a evitare equivoci di sorta.

Questa ricerca non intende portare indietro l’orologio della Storia ma, forse, risintonizzare i nostri meccanismi di comprensione e di decisione: dobbiamo tornare nella realtà, nelle sue complessità. Per questo scrivo di riflettere nel “presente storico”.