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Climate change. I rischi della geoingegneria (The Strategist)

Le nazioni presenti alla COP27 sanno che siamo diretti verso impatti climatici pericolosi. Il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente ha confermato nel suo rapporto sul divario delle emissioni nel 2022 che non esiste più un “percorso credibile” per mantenere il riscaldamento globale al di sotto di 1,5°C sulla base degli impegni assunti nel 2030. Il rapporto, intitolato The closing window, suggerisce che potremmo ancora avere una possibilità di mantenere il riscaldamento a 2,0°C, ma solo se tutti i Paesi rispettassero pienamente i loro impegni netti a zero. Questo è tutt’altro che garantito o probabile, data la mancanza di dettagli in tali impegni. Ogni anno assistiamo già a eventi climatici estremi, ma sono previsti impatti ancora più pericolosi.

La buona notizia è che i nostri sforzi per diffondere l’energia pulita sono riusciti a escludere i peggiori scenari di emissioni ed è ormai improbabile che si arrivi a un riscaldamento catastrofico oltre i 4,0°C. C’è un’importante avvertenza: la modellistica suggerisce che qualsiasi riscaldamento superiore a 1,5°C aumenterà il rischio di punti di svolta auto-rinforzanti nel sistema climatico globale. I punti di ribaltamento sono soglie di temperatura in corrispondenza delle quali possono essere rilasciati improvvisamente gas serra significativi, amplificando notevolmente il riscaldamento globale, come ad esempio il rilascio di riserve congelate di anidride carbonica e gas metano dal permafrost artico in fase di scongelamento.

Poiché un futuro di perturbazioni climatiche rimane possibile, un altro pericolo richiede la nostra attenzione. Man mano che gli impatti del riscaldamento diventano più estremi, è più probabile che i Paesi ricorrano a misure più rischiose per combatterli, tra cui la geoingegneria.

As the planet warms, risks of geoengineering the climate mount | The Strategist (aspistrategist.org.au)