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Daily Research Geostrategic thinking

Complessità, rischio, glocalizzazione – Complexity, risk, glocalisation

Siamo convinti che questa fase storica ci dia elementi chiari per affermare che siamo a un bivio: o riprendiamo una visione politica del mondo e dei mondi, e adeguate decisioni strategiche, o rischiamo che la megacrisi de-generativa che sta percorrendo il mondo determini conseguenze imprevedibili per le nostre vite.

Non intendiamo disegnare scenari apocalittici ma prendere atto che non c’è più tempo da perdere. Ciascuno di noi è chiamato a fare la sua parte ma, notiamo, il più grande problema è l’assenza di classi dirigenti capaci di pre-vedere le dinamiche di un mondo dalla crescente complessità.

Ciò che manca, con tutta evidenza, sono classi dirigenti in grado di uscire dall’approccio lineare e causale alla realtà. E’ come se molti fossero rimasti in pieno ‘900, quando il mondo era più chiaro, quando le dinamiche apparivano più comprensibili e meglio governabili politicamente. In particolare negli ultimi trent’anni, dopo la caduta del muro di Berlino, e l’implosione dell’Unione Sovietica, tutto si è trasformato (e continua a trasformarsi in maniera veloce e radicale, soprattutto a causa della ‘rivoluzione tecnologica’).

Non vogliamo rubare il lavoro agli analisti strategici ma intendiamo introdurre nel dibattito elementi complessi di riflessione. Il nostro tema è lavorare su ciò che manca, il ‘collante strategico’ che lega la vita delle persone con le decisioni strategiche. In quella ‘terra di mezzo’ si determinano i destini della storia comune e, dunque, anche i nostri personali.

Tre sono le parole-chiave di una ricerca che vuol essere aperta a ogni contributo. Altresì, consideriamo la ricerca come un cammino, non sempre prevedibile. Le tre parole sono complessità, rischio, glocalizzazione.

Complessa è l’essenza dei processi storici e complesso deve essere l’approccio per affrontarli, comprenderli, governarli. Il tutto non è la sommatoria delle parti ma la loro profonda inter-in-dipendenza. Al centro del tutto, sempre dinamico e in progress, c’è la relazione, ciò che lega, l’azione politica. Le parti agiscono sul tutto (gli interessi particolari che ne condizionano l’evoluzione) e viceversa (il tutto mostra alle parti la loro relatività, la loro importanza e, nel contempo, la loro insufficienza).

Il rischio si trasforma in una realtà che dipende da noi. Con il consolidamento della rivoluzione tecnologica il rischio assume forme che fatichiamo a controllare con la logica classica (e lineare) perché i mondi virtuali (peraltro molto reali) generano flussi immateriali che non vediamo e che non tocchiamo (ma che esistono e impattano in maniera sempre più decisiva). Fatichiamo a controllare il rischio anche a causa della sua crescente imprevedibilità, ciò che rende fragili le nostre certezze consolidate. Nel mondo complesso, infatti, l’incertezza è l’elemento con il quale ci dobbiamo confrontare.

Tante volte ci domandiamo quale potrà essere il futuro della globalizzazione. Preso atto che l’attuale modello di globalizzazione ha permesso a milioni di persone di vivere una vita più degna, oggi possiamo dire che quel modello mostra tutti i suoi limiti. Ci riferiamo, in particolare, alla mai avvenuta mediazione politico-strategica nel governo del passaggio dei flussi planetari nei territori: ciò ha messo in difficoltà l’idea (giusta) di ‘società aperta’ e ha esacerbato disuguaglianze in vari campi del vivere sociale. Il futuro della globalizzazione, in una logica di ripensamento complessivo e complesso, non può che essere la ‘glocalizzazione’.

English version

We are convinced that this historical phase gives us clear elements to state that we are at a crossroads: either we resume a political vision of the world and worlds, and appropriate strategic decisions, or we risk that the de-generational megacrisis that is sweeping the world will determine unpredictable consequences for our lives.

We do not intend to draw apocalyptic scenarios but to take note that there is no more time to lose. Each of us is called upon to play his or her part but, we note, the biggest problem is the absence of a ruling class capable of foreseeing the dynamics of a world of growing complexity.

What is clearly missing are ruling classes capable of moving away from a linear and causal approach to reality. It is as if many have remained in the midst of the 20th century, when the world was clearer, when the dynamics appeared more comprehensible and better governed politically. Particularly in the last thirty years, after the fall of the Berlin Wall, and the implosion of the Soviet Union, everything has been transformed (and continues to be transformed rapidly and radically, mainly due to the ‘technological revolution’).

We do not want to steal the job from strategic analysts but we want to introduce complex elements of reflection into the debate. Our theme is to work on what is missing, the ‘strategic glue’ that links people’s lives with strategic decisions. In that ‘middle ground’ the destinies of common history are determined and, therefore, also our personal ones.

Three are the keywords of a research that wants to be open to every contribution. We also see research as a journey, not always predictable. The three words are complexity, risk, glocalisation.

Complex is the essence of historical processes, and complex must be the approach to face, understand, govern them. The whole is not the sum of the parts but their profound inter-in-dependence. At the heart of the whole, always dynamic and in progress, is the relationship, what binds, the political action. The parts act on the whole (the particular interests that condition its evolution) and vice versa (the whole shows the parts their relativity, their importance and, at the same time, their insufficiency).

Risk is transformed into a reality that depends on us. With the consolidation of the technological revolution, risk takes on forms that we struggle to control with classical (and linear) logic because virtual worlds (which are, moreover, very real) generate immaterial flows that we do not see and do not touch (but which exist and impact in an increasingly decisive manner). We also struggle to control risk because of its increasing unpredictability, which makes our established certainties fragile. In the complex world, uncertainty is what we have to deal with.

Many times we wonder what the future of globalisation might be. Noting that the current globalisation model has allowed millions of people to live a more dignified life, today we can say that that model shows all its limitations. We refer, in particular, to the political-strategic mediation that has never taken place in the governance of the passage of planetary flows in the territories: this has undermined the (right) idea of an ‘open society’ and exacerbated inequalities in various fields of social living. The future of globalisation, in a logic of overall and complex rethinking, can only be ‘glocalisation’.