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Pensiero Strategico

Costruire il destino planetario – Building the planetary destiny

Il mondo che viviamo ci mette di fronte a un evidente paradosso: mentre da un lato in tanti evocano la “società aperta”, dall’altro lato i mondi sembrano chiudersi sempre di più in difesa.

Il vero “suicidio occidentale”, a mio avviso, riguarda la scelta di quella parte del mondo di giocare in contrapposizione contro l’altro mondo. Se non vi è dubbio che l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia abbia collocato quest’ultima dalla parte sbagliata della storia, è altrettanto vero che un Occidente “contro” non porta a nulla di buono.

In luogo della (esasperata) competizione strategica, il mondo avrebbe bisogno di nuovi inizi di cooperazione e di dialogo. Il mondo necessita di negoziati efficaci, di dialoghi sostanziali: occorre tracciare linee di “sostenibilità politica”.

Gli anni che, dalla caduta del muro di Berlino e dalla implosione dell’Unione Sovietica, ci siamo lasciati alle spalle, hanno rappresentato una evidente resa della politica: sono mancate, e continuano a mancare, alte mediazioni dei rapporti di potere e visioni strategiche che traccino nuove vie all’interno delle quali incanalare i processi storici del futuro già presente.

Non è questione di fidarsi di questo o di quel partito perché tutti, nessuno escluso, continuano a muoversi con paradigmi consumati, come se il ‘900 non fosse finito e come se il mondo fosse ancora quello pre-1989. C’è un grande problema politico, di ri-pensamento per la ri-fondazione della politica come arte nobilissima dell’uomo.

Tra le tante cose che sono successe negli ultimi trent’anni, ciò che davvero dovrebbe farci riflettere è la rivoluzione tecnologica. Il pensiero strategico dovrebbe “alimentarsi” di analisi complesse, ri-congiungendo culturalmente e politicamente l’uomo nella sua unità: l’innovazione tecnologica, con i suoi rischi e le sue opportunità, nasce da noi e noi abbiamo la responsabilità di governarla politicamente per il bene comune.

Ciò che manca, all’umanità di oggi, è la disponibilità a lavorare per la costruzione storica del destino planetario. I mondi si difendono e si contrappongono, le disuguaglianze aumentano, le democrazie si svuotano, la megacrisi de-generativa avanza: tutto questo dovrebbe portarci a cambiare via, a ragionare politicamente, a trovare nuovi spazi di comunicazione e di dialogo dall’alto e nel profondo. Complici tecnologie che aiutino l’uomo a “essere di più”, il futuro (già presente) può tornare a sorriderci.

English version

The world we live in confronts us with an evident paradox: while on the one hand many evoke the “open society”, on the other hand the worlds seem to close themselves more and more in defense.

The real “western suicide”, in my opinion, concerns the choice of that part of the world to play against the other world. While there is no doubt that Russia’s invasion of Ukraine has placed it on the wrong side of history, it is equally true that an “against” West does nothing good.

In place of (exasperated) strategic competition, the world would need new beginnings of cooperation and dialogue. The world needs effective negotiations, substantial dialogues: lines of “political sustainability” need to be drawn.

The years that we have left behind, since the fall of the Berlin Wall and the implosion of the Soviet Union, have represented an evident surrender of politics: there has been a lack, and still is lacking, of high mediations of power relations and strategic visions that trace new paths within which to channel the historical processes of the already present future.

It is not a question of trusting this or that party because everyone, without exception, continues to move with worn out paradigms, as if the 20th century was not over and as if the world was still the pre-1989 one. There is a great political problem, of rethinking for the re-foundation of politics as the most noble art of man.

Among the many things that have happened in the last thirty years, what really should make us reflect is the technological revolution. Strategic thinking should “feed” on complex analyzes, culturally and politically re-joining man in his unity: technological innovation, with its risks and opportunities, is born of us and we have the responsibility to govern it politically for the common good.

What humanity today lacks is the willingness to work for the historical construction of the planetary destiny. Worlds defend and oppose each other, inequalities increase, democracies are emptied, the de-generative megacrisis advances: all this should lead us to change our ways, to think politically, to find new spaces for communication and dialogue from above and in deep. Thanks to technologies that help man “to be more”, the future (already present) can smile back at us.