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Marco Emanuele Pensiero Strategico

Giudizio storico. Spunti (23 maggio 2022)

Nel club Europa … lunga è la fila all’ingresso

  • Francesco Battistini, Milena Gabanelli, Corriere della Sera, 23 marzo 2022. L’Ucraina in Europa: le intenzioni e la realtà: (…) A favore di un ingresso accelerato dell’Ucraina spingono l’Estonia, la Lettonia, la Lituania, la Bulgaria, la Repubblica Ceca, la Slovacchia e la Slovenia. Protestano apertamente quei Paesi che da anni stanno negoziando ma non sono ancora riusciti ad entrare: la Macedonia del Nord ha ottenuto lo status nel 2005, il Montenegro nel 2010, la Serbia nel 2012 e l’Albania nel 2014. Sono invece più freddi sulla reale possibilità di ingresso dell’Ucraina in tempi rapidi la Germania, il Belgio, l’Olanda, il Lussemburgo e la Francia. Il presidente francese Macron ha ricordato che “dobbiamo essere chiari: anche se concediamo domani lo status di candidato, sappiamo tutti perfettamente che il processo durerà decenni”. Prima di tutto si deve arrivare alla pace e l’Ucraina dovrà definire la sicurezza dei suoi confini. Dovranno seguire gli aiuti per una ricostruzione che la Commissione ha valutato in 500 miliardi di dollari. C’è una risoluzione del Parlamento europeo che riguarda l’enorme gravità della corruzione nelle istituzioni ucraine. C’è il capitolo dati personali: l’Ucraina cede banche dati a Paesi che non hanno una legislazione sulla privacy. E oggi è fra i pochi Paesi al mondo dove la legge permette l’utero in affitto a fini esclusivamente commerciali. Entrando nell’Unione si trascinerebbe dietro Georgia e Moldova, e l’esperienza già fatta dell’allargamento ad est, soprattutto con l’Ungheria e la Polonia dimostra la difficile gestione della macchina burocratica e politica europea. Ma soprattutto, con i suoi 44 milioni di abitanti, diventerebbe per dimensioni e peso il quinto Paese dell’Ue. E di fronte a una nuova aggressione russa, avremmo l’obbligo di “aiuto e assistenza” che c’impone l’articolo 42 del Trattato europeo. Però l’Ue un esercito non ce l’ha. Insomma, oltre le dichiarazioni e le buone intenzioni, la strada da fare è lunga.

Attachi hacker … per un necessario realismo cyber. Ciardi docet

  • Rinaldo Frignani intervista Nunzia Ciardi, Corriere della Sera, 23 maggio 2022, Attacchi hacker dimostrativi. Temo ne arriveranno di peggiori. Un passaggio interessante sulla durata degli attacchi cyberTemo che tutto questo non si esaurirà con la fine della guerra in Ucraina. Già ora è un conflitto ibrido, con la tensione internazionale che proseguirà anche dopo un’eventuale cessazione delle ostilità. Anzi, preoccupa il fatto che forme di aggressività latenti possano aumentare proprio in periodi di pace relativa. Quando peraltro è anche più difficile capire chi ti attacca.

Si allarga la fame …

  • Michele Farina, Corriere della Sera, 23 maggio 2022, La via del grano è interrotta: chi nel mondo è a rischio fame. La guerra è una questione (anche) di calorie: le esportazioni agricole dall’Ucraina ne fornivano a sufficienza per tenere in vita 400 milioni di persone nel mondo, dall’Africa all’Asia passando per il Medio Oriente. Il ministro dell’Agricoltura Mykola Solsky dice all’Economist che, prima dell’invasione, Kiev esportava 5 milioni di tonnellate di grano al mese. E invece “ad aprile siamo riusciti a spedirne all’estero circa un milione”. La via del grano è interrotta. Il 98% dei cereali ucraini (106 milioni di tonnellate nel 2021, record storico), che in tempo di pace vengono raccolti nei 1.200 silos d’acciaio alti 30 metri che punteggiano il Paese, devono passare per il grande terminal di Odessa, che normalmente impiega 100 mila persone. Con il blocco del porto (dove restano immagazzinate 20 milioni di tonnellate di prodotto), una sorgente essenziale per contrastare la crisi globale si è prosciugata. Ci mancava solo la guerra di Putin: già a inizio 2022 David Beasley, che guida il Programma Alimentare Mondiale (Pam), ricordava che le persone sul baratro della fame erano quasi raddoppiate negli ultimi 5 anni (da 108 a 193 milioni) per una catena di fattori pre-bellici: la pandemia, i costi dell’energia, i disastri legati al cambiamento climatico. Quest’anno, la previsione è comunque di raccolti ridotti un pò dappertutto: negli Usa (meno 21% nelle Grandi Pianure rispetto al 2022), in Cina (per le inondazioni), in Europa (per la poca pioggia), in India (secondo produttore mondiale di grano dopo la Russia) per il gran caldo e la siccità che hanno indotto il governo di New Delhi nei giorni scorsi a fermare le esportazioni di quello che, per milioni e milioni di persone, resta la base dell’alimentazione quotidiana: il pane.

Giocare a scacchi con l’energia … 

  • La Stampa, 23 maggio 2022, L’Arabia Saudita spinge Mosca nell’alleanza dei big del petrolio: Nuovi equilibri si stanno delineando sullo scacchiere energetico internazionale. L’Arabia Saudita ha reso noto che sosterrà la Russia come membro del gruppo di produttori di petrolio Opec+, in una mossa destinata a creare scompiglio a livello globale. Nonostante l’inasprimento delle sanzioni occidentali su Mosca e un potenziale divieto dell’Ue sulle importazioni di petrolio russe, Ryadh ha deciso di appoggiare in modo netto Vladimir Putin. Il principe Abdulaziz bin Salman, il ministro dell’Energia, ha fatto le sue scelte. Come dichiarato al Financial Times, Riyadh spera “di trovare un accordo con l’Opec+ che include la Russia”, insistendo sul fatto che “il mondo dovrebbe apprezzare il valore” dell’alleanza dei produttori. Mossa non banale, quella saudita visto che fra tre mesi scadono le quote di produzione dell’Opec+, che erano state introdotte nell’aprile 2020. E oggi i prezzi del petrolio sono stabilmente sopra i 100 dollari, ai livelli più alti dell’ultimo decennio. I commenti del principe saudita vanno ad aggiungersi a un clima di generale tensione. La scorsa settimana gli analisti del Société Générale avevano previsto un nuovo rialzo del prezzo del greggio. L’impressione è che, anche in virtù di un conflitto più prolungato di quanto ipotizzato dal Cremlino, il barile potrebbe arrivare a toccare quota 150 dollari.