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Marco Emanuele Pensiero Strategico

Gli effetti della guerra (di Marco Emanuele)

E’ sempre difficile riflettere mentre una guerra è in corso. Il mestiere degli intellettuali, di coloro che hanno il dovere morale di prendere posizione sui temi del presente storico, risulta spesso arduo e, oggi più che mai, delicato: in ogni guerra, infatti, occorre distinguere il destino tragico dei morti, dei feriti e degli sfollati dalle ragioni geopolitiche e dagli impatti che la guerra provoca.

E’ sempre importante sottolineare che, quando siamo di fronte a un fatto come la guerra in Ucraina, c’è un aggressore e c’è un aggredito. Ed è bene farlo perché non si può cedere sui fondamentali: mal sopporto chi sostiene di non stare né da una parte né dall’altra. Non è possibile essere neutrali.

Allo stesso modo, l’intellettuale ha il compito di percorrere le sfumature degli eventi, lì dove si annidano elementi decisivi che vanno considerati.

Non va mai dimenticato, primo punto, che questa guerra si svolge nel quadro del fenomeno semplicisticamente chiamato globalizzazione o, come io preferisco, interrelazione sistemica planetaria. Ciò significa che nulla, in qualunque parte del mondo avvenga, può esserci indifferente. L’altro giorno, e la cosa mi ha molto stupito e anche irritato, ho ascoltato un alto rappresentante della diplomazia italiana affermare, di fronte al possibile default della Russia, un lapidario: sono contento. Ebbene, io credo che questa posizione sia assolutamente irricevibile: augurarsi questo significa avere miopia storica, non comprendere (o far finta di non comprendere, mi domando a vantaggio di chi …) che è in gioco la stabilità sistemica del mondo e non solo dell’Eurasia.

Il secondo punto che considero riguarda l’aspetto sanzioni. Le ritengo una reazione giusta rispetto all’indefinibile comportamento di Putin e del suo gruppo di potere ma, criticamente, vedo un limite che andrebbe ben compreso. In termini di scansione temporale, si sa, i primi a pagare le sanzioni sono i sanzionatori e, sul medio termine, i sanzionati. Ma la domanda vera è: le nostre società sono in grado di reggere l’impatto di sanzioni sempre più severe ?

Già da diversi anni, ben prima della pandemia, molti studiosi (cito Rodrik, Stiglitz, Collier ed altri) pongono il problema delle disuguaglianze, un tema che mette in pericolo la coesione nelle nostre società liberali e democratiche. Poi c’è stata la pandemia, ora la guerra. Ebbene, già da oggi (basta andare in un supermercato o in una pompa di benzina), causa l’aumento dell’inflazione, la crisi delle catene di approvvigionamento e il conseguente rialzo del prezzo delle materie prime (ad esempio l’energia) e dei beni alimentari, la maggioranza della popolazione, già provata, fatica ulteriormente. E, in particolare, faticano le classi medie in erosione ma, soprattutto, i poveri (sempre di più e sempre più poveri).

Forse, allora, dovremmo domandarci se le nostre classi dirigenti avvertono questo problema, se hanno senso della realtà. Perché, oltre alla guerra guerreggiata, rischiamo una ulteriore guerra, più silenziosa, tra poveri. Guardo all’Europa, come sempre con speranza, perché si pone un tema continentale gigantesco. Forse è venuto il tempo di ripensare un welfare europeo che tenga conto di questo ulteriore fattore di crisi nella crisi che già viviamo.