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La Cina nel mondo alla fine del mondo (di Marco Emanuele)

Lo sguardo che abbiamo sulla Cina è, molto spesso, provinciale. Pur nelle contraddizioni evidenti che quel sistema presenta, la Cina “globale” è un tema non eludibile, non solo nei termini delle interferenze sistemiche nei sistemi Paesi ma rispetto alla potenza che la Cina sta mostrando nelle relazioni economiche internazionali.

Global Times (Xiaomi’s Tierra del Fuego venture may herald the age of Chinese smartphone makers in Latin America) ci ricorda la penetrazione decisa, e decisiva, del Dragone fin nella Terra del fuoco.

Nei rapporti tra Cina e Argentina, attivi e in approfondimento su commercio, valuta e Belt and Road Initiative (infrastrutture), si inserisce Xiaomi, il gigante cinese nella produzione di smartphone.

Nessuna novità sul fatto che gli Stati come la Cina, a fronte del pugno di ferro all’interno su questioni decisive per l’ordine sistemico, cerchino di costruire una rete globale a partire dall’espansione dei propri giganti economici. Ciò che occorre cambiare è il nostro, intendo di noi occidentali, pensiero strategico.

Scrive Global Times: Xiaomi briefly secured the second place globally for the first time ever in Q2 of 2021 thanks to its rapidly growing overseas business. According to data from Canalys, shipments increased more than 300 percent in the Latin America submarket in the April-June quarter, compared with a 150 percent growth in Africa and 50 percent growth in Western Europe. E ancora: With their technological expertise, respect for the local market and adaptation strategies, Chinese tech companies have achieved impressive results in India and Africa in recent years, taking a firm lead in the local market. In addition to Xiaomi, Chinese brands like OnePlus, Realme and Transsion are also big players in the industry.

Le parole hanno un peso. In un tempo di capitalismo rapace, espressioni come “rispetto del mercato locale” e “strategie di adattamento” – peraltro da verificare con attenzione e realismo – ci chiamano a ri-pensare il nostro modello economico. Non foss’altro, come nel caso della democrazia, per non trovarci spiazzati di fronte a una retorica tanto sapiente quanto invasiva.