La fase “istituente”

La guerra in Ucraina è entrata nel discorso pubblico con tutto il suo portato di dolore, distruzione e morte. Non poteva essere diversamente. Come purtroppo accade da molti anni e su diversi scenari, guardiamo alla guerra (e alle guerre, anche a quelle non guerreggiate) e alla megacrisi de-generativa (nella quale siamo immersi) senza visione Politica.

Leggere il mondo secondo complessità è operazione necessaria. Disabituati all’approccio progettuale, lasciamo vincere la linearità e la separazione. Eppure, dai mondi vengono richieste pressanti, e sempre più chiare, di liberazione dal bisogno e di bisogno di speranza. Questi due elementi chiamano le democrazie liberali, che rivendichiamo troppo spesso senza la dovuta auto-critica, a uscire dal recinto delle loro certezze di essere democrazie per immegersi nell’oceano d’incertezza che, in una sola parola, chiamiamo realtà.

La realtà va capita per quella che è. I mondi ci dicono, ogni giorno e con grande evidenza, che le persone hanno bisogno di una libertà che sia liberazione e di una speranza concreta che possano vedere, toccare, con-dividere.

C’è, in sostanza, un piano che il discorso pubblico colpevolmente non tocca, perché non fa “audience” e perché non c’è un pensiero adatto a com-prenderlo, comprenderlo e governarlo: è il piano della vita, quella che evolve/involve e che chiede “istituzione” di una Politica capace di mediare gli inevitabili rapporti di forza e di elaborare visioni, mai negando – semmai trasformando – il conflitto sociale.

Non sfuggirà al lettore che ci stiamo dando un obiettivo di lungo termine. Così è, guardando ai passaggi della Storia in chiave ri-formatrice. La fase “istituente” ha, nelle nostre intenzioni, un doppio obiettivo: ri-costruire classi dirigenti, per un governo Politico del tempo che viviamo, e ri-costruire relazioni per una effettiva sostenibilità politico-strategica delle comunità umane e del mondo nel suo “complesso”. La fase “istituente”, in sostanza, si muove – al contempo – dall’alto e nel profondo.

Abbiamo in testa l’idea di un “cammino progettuale”. Nelle prossime riflessioni daremo conto di alcune proposte operative ma, fin da ora, cominciamo con il dire che la fase “istituente” deve muovere, soprattutto in ambienti di formazione, dall’importanza del negoziato che è confronto, incontro, dialogo. Solo in questa prospettiva, infatti, potremmo progressivamente superare le sirene della linearità e della separazione, ri-appropriandoci Politicamente di una Storia che attribuiamo volentieri ad altri e che, invece e contraddittoriamente, ci appartiene.

 

 

 

Marco Emanuele
Marco Emanuele è appassionato di cultura della complessità, cultura della tecnologia e relazioni internazionali. Approfondisce il pensiero di Hannah Arendt, Edgar Morin, Raimon Panikkar. Marco ha insegnato Evoluzione della Democrazia e Totalitarismi, è l’editor di The Global Eye e scrive per The Science of Where Magazine. Marco Emanuele is passionate about complexity culture, technology culture and international relations. He delves into the thought of Hannah Arendt, Edgar Morin, Raimon Panikkar. He has taught Evolution of Democracy and Totalitarianisms. Marco is editor of The Global Eye and writes for The Science of Where Magazine.

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