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La pace è interesse nazionale – Peace is national interest

Le necessità strategiche, in un mondo come l’attuale, sono chiare. Ogni espressione di realismo, per essere tale, deve fare i conti con la complessità del reale. Complessità vuole, però, che le ragioni dei rapporti di potere in progress non cancellino le ragioni della visione, di come tendere alla sostenibilità politico-strategica del mondo e dei mondi (nella considerazione della trasformazione e della interrelazione dei rischi e nella necessità di garantire una sicurezza che riguarda direttamente la convivenza e l’economia dei singoli Paesi).

Le esercitazioni militari che si stanno conducendo in giro per il mondo, in una sorta di valzer da ‘guerra fredda’, rispondono alla logica di difendere le reciproche posizioni: tutti devono essere pronti per ogni eventualità che dovesse presentarsi.

Con il nucleare sullo sfondo, le classi dirigenti si trovano a un bivio: quale strada è meglio intraprendere per guardare al mondo tra dieci anni ?

Il governo politico è un’arte difficile, ne siamo consapevoli. La nostra posizione, da sempre dalla parte degli invasi e dei resistenti (oggi gli ucraini), è di una presa d’atto sostanziale e strategica che anche la pace riguarda l’interesse nazionale.

Il quadro d’insieme che proponiamo, dunque, riguarda la complessità del governare. Nelle necessarie compensazioni tra alleati del fronte occidentale, perché i sacrifici nel contrastare la Russia non impattano in egual misura su tutti i Paesi, restare uniti è fondamentale. L’Ucraina non può essere abbandonata, anche militarmente.

Il quadro d’insieme deve tener conto dell’orizzonte che si vuole intraprendere: ciò che vediamo emergere è la scelta di militarizzazione del mondo e dei mondi, come se per ottenere la pace (senza negare il diritto alla difesa per tutti) si dovesse necessariamente passare per un riarmo generalizzato. E’ su questo punto, noi crediamo, che occorre confrontarsi e dialogare senza pre-giudizi.

English version

The strategic needs in a world like today’s are clear. Any expression of realism, to be such, must come to terms with the complexity of reality. Complexity demands, however, that the reasons of progressive power relations do not cancel out the reasons of vision, of how to strive for the political-strategic sustainability of the world and worlds (in consideration of the transformation and interrelatedness of risks and the need to ensure security that directly affects the coexistence and economy of individual countries, regional and global)

The military exercises that are being conducted around the world, in a sort of ‘cold war’ waltz, respond to the logic of defending each other’s positions: everyone must be ready for any eventuality that may arise.

With nuclear power in the background, the ruling classes are at a crossroads: which path is best to take to look at the world in ten years’ time?

Political governance is a difficult art, we are aware of that. Our position, which has always been on the side of the invaders and resisters (today, the Ukrainians), is one of substantial and strategic acknowledgement that peace also concerns the national interest.

The overall picture we propose, therefore, concerns the complexity of governing. In the necessary trade-offs between allies on the Western front, because the sacrifices in countering Russia do not impact all countries equally, remaining united is crucial. Ukraine cannot be abandoned, even militarily.

The overall picture must take into account the horizon we want to undertake: what we see emerging is the choice of militarisation of the world and of worlds, as if in order to achieve peace (without denying the right to defence for all) we have necessarily go through generalised rearmament. It is on this point, we believe, that we need to confront and dialogue without pre-judging.