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L’Italia non coesa non può essere sicura (di Marco Emanuele)

Le ferite procurate alla coesione sociale nelle democrazie sono ormai profondissime. E’ un tema che non si può più trascurare pena la fine delle democrazie stesse o, per meglio dire, delle democrazie che conosciamo.

Le democrazie si sviliscono se, come accade, vengono ridotte alle loro regole. Qui può intervenire il pensiero strategico perché si rende necessario calarsi dentro i processi democratici per coglierne le fragilità e le crisi più o meno gravi. Le democrazie non devono temere le crisi: ciò che va temuto sono le de-generazioni, quando i sistemi democratici perdono generatività.

Molti scrivono di democrazia in termini del tutto corretti quando, a esempio, ne descrivono le disuguaglianze interne o l’incapacità di rappresentare sostanzialmente, soprattutto a opera di una partitica che perde costantemente credibilità “per sua stessa mano”, le condizioni di vita delle persone che la abitano. Manca, però, un pensiero strategico che – finalizzato ad aiutare la decisione in una sorta di realismo progettuale – permetta di legare le vite quotidiane alle grandi scelte. Le seconde, infatti, non potranno essere tali in assenza di una vera coesione sistemica interna: è un pò, diciamolo francamente, come avere generali senza esercito.

Guardiamo all’Italia. Possiamo avere i “migliori” al governo e un Presidente della Repubblica di grande valore ma a poco servono se non c’è un Paese reale che con-divida un destino comune. Molto spesso, troppo spesso, lo stesso inno nazionale, i richiami alla Costituzione, la retorica sul senso di patria rischiano di essere riti senza profondità, superficiali e a solo uso di un potere che ha bisogno di mostrare il suo volto migliore. Pur essendo cose ben importanti esse rischiano, in un contesto di carenza di coesione e di vera partecipazione, di diventare sterili messe laiche a uso e consumo di élite che si parlano addosso. PNRR e crescita economica rischiano di essere considerate sigle ed espressioni vuote che non arrivano a cambiare la vita delle persone (troppe promesse sono state tradite).

Senza coesione sociale non può esserci sicurezza. Il nostro vero nemico è dentro casa. Pur essendo legittimo astenersi dal voto o protestare in piazza, sembra essersi rotta la cinghia di trasmissione tra le varie stanze del castello democratico. Il re (in questo caso un “re collettivo”) sarà anche nudo ma continua a stare lì, a perpetuare il suo potere, a dire cosa bisogna e non bisogna fare: ma, grande paradosso, è un re al quale ben pochi credono, del quale ben pochi si fidano. Se poche persone, tra le classi dirigenti, emergono per il valore della propria esperienza e delle proprie competenze, esse rischiano di essere travolte da una non rassicurante, ma dominante, mediocrità.

Un Paese non coeso non può essere sicuro. E la sicurezza, qui evocata come la dignità dal Presidente Mattarella nel suo discorso di re-insediamento, è una pietra angolare. Come la coesione. Occorre meditare, ri-pensare per ri-fondare.