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Medio Oriente. Tra guerre civili e repressione (Crisis Group)

Le rivolte di massa arabe si sono concluse con la demoralizzazione popolare e, nei Paesi che non sono sfociati in una vera e propria guerra civile, con il ritorno a uno status quo repressivo. Ma, nel loro fallimento, queste rivolte popolari hanno prodotto due ulteriori risultati dannosi per i diritti dei popoli della regione.

Uno è stato l’ascesa di Stati di sorveglianza che hanno assistito allarmati al tentativo della ben oliata macchina di mobilitazione dei Fratelli Musulmani di impadronirsi delle leve dello Stato in Egitto e altrove. In risposta, hanno aumentato enormemente la propria capacità di schiacciare il dissenso prima che potesse riversarsi nelle strade.

L’altra è stata una strategia israeliana per rispondere a quella che vedeva come una crescente minaccia da parte dell’Iran e dei suoi proxy non statali, che sono intervenuti laddove i governi erano caduti o avevano perso il controllo del territorio dopo il 2011; questa percezione ha portato Israele a spingere per una maggiore cooperazione in materia di sicurezza con questi stessi Stati autoritari di sorveglianza. Ma nel giocare con i nemici esterni, Israele ha anche trovato un potente mezzo per continuare a distogliere l’attenzione e le risorse internazionali da qualsiasi iniziativa per risolvere il proprio conflitto con i palestinesi, a scapito dei diritti umani di questi ultimi.

New Alliances, Increased Repression Characterise Post-Arab Uprisings Middle East | Crisis Group