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Daily Research Geostrategic thinking

Sovranità, nazione e società aperta – Sovereignty, nation and open society

In questo tempo, parole come sovranità e nazione tornano prepotentemente nel linguaggio pubblico.

In questa riflessione leghiamo sovranità e nazione a ‘società aperta’. E’ il modo, riteniamo, di dare sostenibilità politico-strategica a parole come sovranità e nazione che sono spesso considerate (strumentalmente) sinonimi di sovranismo e nazionalismo.

Molta attenzione è posta, giustamente, ai temi della sovranità alimentare e tecnologica. Il tema è decisivo. C’è l’esigenza, ormai urgente dopo decenni di sottovalutazione del problema, di rivedere la natura, il governo e la regolazione del fenomeno che chiamiamo globalizzazione.

I cambiamenti climatici, la crisi dei semiconduttori, la pandemia e la guerra in Ucraina sono parte di una megacrisi de-generativa che attraversa il mondo e le nostre società. Nulla è separabile dal resto e, altrettanto, nulla è più governabile in una logica di ‘nuova guerra fredda’ che chiama a un decoupling tra sistemi.

E’ venuto il momento di far dialogare i sistemi paese (le nazioni come entità complesse salvaguardandone gli interessi nazionali) come società aperte in un mondo che vorremmo ‘glocalizzato’, nel quale le classi dirigenti capiscano che le decisioni strategiche non possono più prescindere dal governo politico dei processi globali nei territori.

Si tratta di un lavoro culturalmente di lungo termine che necessita di classi dirigenti in grado di guardare all’essenza della grande trasformazione in atto. Perché sovranità non faccia rima con sovranismo, e perché nazione non faccia rima con nazionalismo, occorre lavorare a nuove mediazioni per nuove visioni storiche. L’obiettivo, come dicevamo, è la sostenibilità politico-strategica del mondo e dei mondi.

English version

At this time, words such as sovereignty and nation are returning powerfully in public language.

In this reflection, we link sovereignty and nation to ‘open society’. It is the way, we believe, to give political-strategic sustainability to words like sovereignty and nation, which are often considered (instrumentally) synonyms of sovereignty and nationalism.

Much attention is rightly paid to the issues of food and technological sovereignty. The issue is decisive. There is a need, now urgent after decades of underestimating the problem, to review the nature, governance and regulation of the phenomenon we call globalisation.

Climate change, the semiconductor crisis, the pandemic and the war in Ukraine are all part of a de-generational megacrisis that runs through the world and our societies. Nothing is separable from the rest and, equally, nothing is governable anymore in a ‘new cold war’ logic that calls for a decoupling between systems.

The time has come to make country systems (nations as complex entities, while safeguarding their national interests) dialogue as open societies in a world that we would like to be ‘glocalised’, in which the ruling classes understand that strategic decisions can no longer disregard the political governance of global processes in the territories.

This is culturally long-term work that requires ruling classes capable of understanding the essence of the great transformation taking place. So that sovereignty does not rhyme with sovereignty, and so that nation does not rhyme with nationalism, we must work on new mediations for new historical visions. The goal, as we said, is the political-strategic sustainability of the world and worlds.