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Marco Emanuele

Thanatos è dentro di noi (di Marco Emanuele)

Il male è parte della storia perché è parte di noi. Ciclicamente emerge e, come un tornado inarrestabile, fa strage di tutto ciò che incontra, vivente e non.

Ciò che accade in Ucraina ricorda periodi bui che pensavamo non sarebbero più tornati. Eppure eccoci qui, sostanzialmente inermi, a fare i conti con il ritorno della storia. Dal 9 novembre 1989 ci eravamo illusi che la storia fosse finita, che la ricetta liberale avrebbe trionfato in giro per il mondo. Semplificando, ma tornerò sul punto in altri contributi, si può dire che abbiamo sostanzialmente fallito.

Vladimir Putin e i suoi accoliti guerrafondai hanno nostalgia di un passato che non passa. Il popolo ucraino, invaso, cerca di resistere in una guerra che personalmente vedo già perduta. Il problema è tutto a Occidente: comunque vada a finire questa storia, l’Europa e la NATO non saranno più gli stessi.

Si sommano dichiarazioni il più delle volte inutili rispetto alla reale situazione sul campo. Le ragioni della diplomazia sono evidenti: non irritare oltre misura l’avversario. Ma siamo certi che l’avversario ragioni come noi ? Temo di no.

Gli analisti geostrategici ci spiegano che diversi player globali potrebbero avere un ruolo di mediazione in questa storia: Cina, Israele, Turchia e chissà chi altri. Ma ognuno avrebbe un ruolo con un interesse particolare. Ciò che vedo, a cominciare dalla questione dei corridoi umanitari, è che l’Ucraina è stata scaricata: si salvi chi può, Aleppo docet. In ogni caso, la diplomazia deve poter lavorare. Speranze ? No comment.

Torno al male nella storia.  Esso non stupisce. Ciò che dovrebbe preoccuparci, invece, è che noi uomini democratici, uomini iper-tecnologizzati, uomini iper-connessi, siamo anche profondamente disumani. Ecco la preoccupazione vera: tutti siamo per sanzioni sempre più forti (atto dovuto verso Putin), tutti sventoliamo le bandiere delle democrazie, pur se svuotate e in fortissima crisi de-generativa. Con un però: stiamo lasciando, se già non abbiamo lasciato, gli invasi al loro destino.