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Marco Emanuele Pensiero Strategico

Ucraina, nuovi inizi, pensiero strategico (di Marco Emanuele)

Ciò che sta accadendo in Ucraina ci porta drammaticamente dentro alla grande trasformazione che il mondo sta vivendo. Che sia pace o altro, la guerra ucraina (che non è un “cigno nero”) rappresenta un ulteriore punto di discontinuità nella storia recente del mondo.

Avverto la gravità e la tragicità di questo momento, prima di tutto nei corpi degli inermi caduti, nei corpi dei resistenti ma anche, va detto, nel popolo russo. Questa, infatti, è una guerra voluta da Putin, e neanche da tutti i suoi accoliti.

In ogni caso, il mondo non sarà più lo stesso. Chissà se le classi dirigenti lo capiranno. Se il vero “regime change” dovrà, e potrà (?), avvenire a Mosca, l’Europa (o, per meglio dire, le diverse anime del continente), gli Stati Uniti, l’Occidente, la NATO, la Cina e tutti gli altri player globali dovranno cambiare registro. Sempre alla ricerca di un ordine che manca dalla fine dell’impero sovietico, tutti dovranno fare i conti con i nuovi inizi della storia.

Ci siamo cullati nel concetto di “fine della storia” e ora, ma non ci voleva l’Ucraina, siamo alla fine di quella fine. Capirlo è necessario per governare politicamente i processi storici, non capirlo ci porterà a soccombere agli stessi.

La confusione sembra regnare sovrana. La “partitica” mostra tutte le sue fragilità. Ieri, al Parlamento europeo, il resistente Zelensky ha emozionato l’emiciclo. Mi domando: ci voleva quell’immagine forte per chiamare tutti alla decisione strategica ? Dimenticavo, siamo nel tempo in cui esiste solo ciò che appare. Altre crisi altrettanto gravi, che percorrono il mondo, non emozionano allo stesso modo. Non intendo fare una classifica delle tragicità ma porre una questione di capacità della “partitica” di stare “sul pezzo” della storia.

Perché nulla è separato dal resto. La rivoluzione tecnologica, e l’impatto cyber in particolare, stanno cambiando radicalmente, e sempre più velocemente, tutte le nostre certezze in ogni ambito (si guardi solo alla metamorfosi – in atto da tempo – del capitalismo). A questo si aggiunga la connettività che lega i sistemi in maniera pressoché irreversibile (non sarebbe male studiare la geopolitica “under sea” per capirlo plasticamente) e la competizione strategica per lo spazio.

Siamo in un mondo che ha urgentemente bisogno di politica e di pensiero strategico. Oggi manca, a partire dalla capacità di mediazione dei rapporti di potere in ri-definizione, il talento della visione per la decisione.