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Geostrategic thinking Pensiero geostrategico

Una bussola – A compass

Qui si avvia una riflessione critica e complessa sul futuro della globalizzazione. Si tratta di un percorso di ricerca aperto e inclusivo che guarda alle complessità dei mondi e che adotta uno sguardo alto e profondo rispetto alla evoluzione dei processi storici.

Pensiamo che sia giunto il tempo di nuovi approcci. Sono passati più di trent’anni dalla fine dell’equilibrio bi-polare e dalla implosione dell’Unione Sovietica ed è giusto domandarsi a che punto siamo, quale mondo abbiamo costruito e verso quali prospettive ci stiamo avviando.

Non si tratta di una ricerca facile. Utilizziamo il paradigma della complessità perché pensiamo che sia necessario per comprendere e per contribuire a governare un mondo che si sta trasformando sempre più velocemente e sempre più radicalmente.

Ad ogni buon conto, per iniziare, proponiamo – per punti – una bussola del nostro lavoro:

  • consideriamo che nulla sia distaccato dal resto. Ci vuole un paziente lavoro di mediazione e di dialogo per ri-congiungere ciò che è separato;
  • gli ultimi decenni sono stati a-politici. Sono mancate visioni sistemiche di realtà. L’eredità novecentesca non ci ha ancora abbandonati. Cosa significa, oggi, parlare di pace, di guerra, di sicurezza ?

Giudizio storico

  • l’evoluzione, l’impatto, i rischi e i benefici della rivoluzione tecnologica;
  • il cambiamento climatico;
  • altri temi sono essenziali:  il rapporto tra le dinamiche planetarie e il loro impatto nei territori (dalla globalizzazione alla glocalizzazione); la corsa allo spazio; la continua metamorfosi del rischio; la sfida della mobilità; il governo delle città e dei territori; le crescenti disuguaglianze; lo svuotamento progressivo delle democrazie liberali e la loro incapacità di garantire coesione sociale; l’erosione delle classi medie; il ritorno delle identità (culturali e religiose); il ruolo dello Stato e delle politiche pubbliche; l’invecchiamento della popolazione; le sfide alla salute pubblica.

Tutto questo è il nostro quadro di riferimento. Quanto qui è sinteticamente descritto accade nello stesso momento. Nulla è separato dal resto.

Ma, noi crediamo, c’è una crisi de-generativa che le comprende tutte: è la crisi del pensiero e della politica. Se non troviamo il coraggio, e forse l’incoscienza, di affrontarla, porteremo il mondo in una pericolosa deriva: già oggi, lo vediamo ogni giorno, i mondi sono in una fase di difesa-affermazione. Servono nuove vie per nuovi futuri.

English version

Here, a critical and complex reflection on the future of globalization is initiated. It is an open and inclusive path of research that looks at the complexities of worlds and adopts a high and deep look at the evolution of historical processes.

We think the time has come for new approaches. It has been more than 30 years since the end of the bi-polar equilibrium and the implosion of the Soviet Union, and it is right to ask where we stand, what kind of world we have built, and what perspectives we are moving toward.

This is not an easy quest. We use the complexity paradigm because we think it is necessary to understand and to help govern a world that is transforming faster and faster and more radically.

In any case, to begin with, we propose – by points – a compass for our work:

  • we consider that nothing is detached from the rest. It takes patient work of mediation and dialogue to rejoin what is separate;
  • the last decades have been a-political. Systemic visions of reality have been lacking. The 20th-century legacy has not yet left us. What does it mean, today, to talk about peace, war and security ?

Historical judgement

  • the evolution, impact, risks and benefits of the technological revolution;
  • the climate change;
  • other issues are essential: the relationship between planetary dynamics and their impact in the territories (from globalization to glocalization); the space race; the continuous metamorphosis of risk; the challenge of mobility; the governance of cities and territories; growing inequalities; the progressive emptying out of liberal democracies and their inability to ensure social cohesion; the erosion of the middle classes; the return of identities (cultural and religious); the role of the State and public policies; the aging of the population; the challenges to public health.

All of this is our frame of reference. What is briefly described here happens at the same time. Nothing is separate from the rest.

But, we believe, there is a de-generative crisis that encompasses them all: it is the crisis of thought and politics. If we do not find the courage, and perhaps the recklessness, to face them we will lead the world into a dangerous drift: already today, we see it every day, worlds are in a defense-affirmation phase. New ways are needed for new futures.